La deriva da evitare

“Via i negri e le negre”. È questa l’ultima dedica, semplice e rozza, che questa volta ci arriva – aggiungendosi alla lunga lista degli atti di razzismo e intolleranza verso il diverso – da un’insospettabile provincia del Piemonte: #Ivrea. Una cittadina che insieme ad altre nella Regione, sono il fiore all’occhiello per una comunità di immigrati stabile, di famiglie ormai integrate da almeno tre decenni, con una casa, un lavoro e figli ormai seconda generazione di nuovi italiani. Li senti parlare con accento locale, anche se non dimenticano il paese di origine dei genitori per usi e costumi. Una su tutte è la comunità marocchina, numerosa e radicata. Eppure, qualcosa sta cambiando il volto di questa nostra #Italia, dove continua a gonfiarsi un’onda nera che sta travolgendo tutto e tutti provando a cancellare volti, storie e percorsi di integrazione. Un’onda fin troppo sottovalutata ma che pericolosamente, punta proprio alla parte integrata e stabile dell’immigrazione, che dovremmo difendere ed esserne orgogliosi. «Via i negri e le negre», è scritto sul muro di uno stabile dove vive una donna, figlia di una coppia mista, madre italiana e padre del Trinidad, quindi con la pelle nera, ma sempre italiana. No, nella psiche dei razzisti è solo una negra, nell’accezione più violenta e negativa, via dunque, e non importa chi tu sia.

L’onda razzista ha un obiettivo preciso: mutilare il volto, la storia e l’identità in costruzione della contaminazione. Via anche per #FatihaSakhri, che si è vista sbattere la porta di una casa vacanze in faccia a Imola perché era di origine straniera, seppure era figlia del nostro paese dove è cresciuta fin da bambina, ha un lavoro e al momento di prenotare la casa per le vacanze aveva detto di venire da #Napoli. Ma chi si crede di essere, questa qui, avrà pensato la proprietaria della casa. Straniera sei, e rimani, fuori dalla porta. #Hajar, 25 anni, insieme a quattro amiche coetanee, hanno pensato di fare il loro primo viaggio insieme in giro per l’Italia. Vacanze italiane si era consigliato, no? Roma, sul monopattino in via del Corso, è stata aggredita con insulti da un passante: «Ma speriamo che qualcuno ti sotterri sull’asfalto, musulmana di merda». Hajar portava il velo. La lista potrebbe continuare, anche perché se la pandemia che stiamo vivendo aveva già fatto emergere tutte le diseguaglianze sociali di cui soffre il nostro paese, l’intolleranza verso il diverso è un altro segmento solo apparentemente nascosto sotto il tappeto, ma pronto a venire a galla nelle vere occasioni, dove può realmente misurarsi il livello della nostra apertura verso il diverso, la conoscenza, la consapevolezza e l’integrazione verso quest’ultimo.

La stagione estiva, che in maniera inedita porterà in viaggio per la penisola una buona parte dei 5 milioni di stranieri in Italia, impossibilitati di fare ritorno nei paesi di origine- di solito la meta per passare gli unici giorni di svago e vacanze metterà a dura prova molti cittadini di una parte e dell’altra. Per gli immigrati o sarà l’occasione per sentirsi parte di questo paese, anche allontanandosi dalla propria routine lavorativa e soprattutto dalla propria bolla di comunità rassicurante, dove è riconosciuta la propria integrazione, storia, famiglia e lavoro, o il difficile risveglio, quello del pregiudizio, la paura, l’intolleranza, perché da qualche anno, qualcuno ha lavorato molto bene e indisturbato nel costruire, nella figura dello straniero, il mostro da abbattere.